"La Melodia Delle Ginestre" Di: Elisabetta Ghiselli Menzione Speciale di Merito. VII Edizione Sezione Racconto Breve Racconti inediti in lingua italiana
Saliva le scale e si fermava sul pianerottolo, perché da lì si vedeva il cimitero. Si fermava e recitava sottovoce qualche preghiera. Nel cimitero c’era mio fratello.
Quando arrivavamo in casa le dicevo che ormai era trascorso tanto tempo e che il suo modo di fare mi faceva compassione. Ma lei rispondeva che un marito è sulla carta, un figlio si porta in grembo. Per una madre perdere un figlio è terribile. Sarebbe stato meglio se l’avessero uccisa.
La musica è la mia vita. Ogni suono del clarinetto è anche il mio suono, la mia voce. Lo vedo negli occhi luccicanti di Lucia, quando si raggomitola, piccola piccola, e sta lì ad ascoltarmi, senza fare rumore. Lo sento, mentre il cuore vibra quando le note corrono più veloci del treno sulle rotaie. Eccomi. Sto volando!
Da bambina Luigi mi raccontava il mondo, come solo i maschi in quegli anni potevano viverlo, con quella libertà così ostinatamente negata alle femmine. Era sempre stato appassionato di musica. Quando si esercitava a casa, io mi accucciavo sul pavimento o sul letto e lo ascoltavo. La domenica andava a suonare alle feste di paese, le feste parrocchiali che scandivano l’arrivo della primavera e i mesi più rigogliosi e profumati della campagna. La seconda domenica di maggio, con i suoi campi verdi e l’odore dolce delle acacie nell’aria, io, Luigi, mamma e papà uscivamo insieme da casa e percorrevamo a piedi il breve tratto di strada fino alla chiesa. Luigi era elegante nella sua divisa da musicista. E io ero orgogliosa di tenergli la mano fino al momento della partenza della processione.
Un passo. Un altro. Un passo. Un altro. Un altro. Un altro… Percorro uno spazio scandito dal tempo della musica. Un movimento fluido, sincronizzato, rigoroso, di dita, di bocche, di sguardi, di braccia, di fiato.

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