"L’ Arrocco" Di: Silvia Colonna (Segnalazione, Sezione Racconto Breve, VII Edizione)

 



Il tempo scorreva sempre troppo veloce quando guardava quella scacchiera. Era una guerra, era inutile negarlo, una guerra dove fortunatamente non erano coinvolte persone, ma solo delle figure ammantate di mistero. E la scacchiera era il loro regno; in quei sessantaquattro spazi i pezzi si muovevano, ognuno a modo suo, in una danza che aveva fine solo quando il re sarebbe caduto.

Dopo un tempo che a lui sembrò interminabile mosse il suo pezzo preferito: il cavallo. Poi attese la mossa dell'avversario.

— Ancora non ti sei stancato di venire tutti i giorni qui? — disse l'uomo seduto sullo scarno letto, anch'egli con lo sguardo rivolto al gioco, studiando con attenzione la sua prossima mossa.

— Non potrei rinunciare alla nostra partita. Forse una volta riuscirò a batterti. — rispose l'altro alzando per la prima volta gli occhi dal loro passatempo preferito.

— Non hai obblighi verso di me, lo sai. — continuò quello — Mi chiedo cosa ti spinga a venire sempre a trovarmi. Nemmeno i miei parenti fanno tanto, per loro è più facile pensare che io sia già morto.

Il gioco continuò per un altro po', con diversi ‘Scacchi al Re’ da ambo le parti, finché l'uomo non concluse la partita con un formidabile ‘Scacco Matto’.

— Un giorno, forse... — commentò il vincitore riferendosi alla possibilità che l'altro vincesse.

— Forse... — ripeté l'altro — ora però è meglio che vada, ti sei già affaticato a sufficienza. Distenditi ora e riposa un po'.

Maurizio uscì solitario dall'ospedale nel pomeriggio afoso. L'orario di visite era passato da un pezzo, ma con lui era diverso: era un infermiere. Ogni giorno finito il proprio turno passava a trovare quell'uomo che aveva ormai preso domicilio in una anonima stanza dell'ospedale.

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