"Omicidi Rurali - Estate" Di: Giovanna Giani (Segnalazione, Sezione Racconto Breve, VII Edizione)



Donne. Maledette donne. Mai che dessero retta. Glielo avevo detto di non avvicinarsi ai maiali.

“Lascia stare “– l’avevo messa in guardia- “non è cosa per te, non è cosa per femmine.”

Ma lei no, lei da donna quale era, curiosa ed infida ha dovuto cacciare il naso nella porcilaia.

“La cinghia ci vuole con loro” - diceva mio padre - “solo quella lingua lì riescono a parlare.”

E poi Alina era straniera. Me l’aveva detto il vecchio, “non la prendere straniera, le straniere sono tutte puttane. Sono più belle per Dio, ma sono delle grandi troie e l’unica cosa a cui sono interessate è fotterti i soldi.”

Ma io non l’avevo ascoltato e me ne ero comprata una e Alina non aveva ascoltato me e l’aveva pagata cara.

La porcilaia non era cosa per lei.

L’avevo presa a cinghiate la prima volta che l’avevo beccata a guardare i maiali crogiolarsi nel trogolo, e l’ho vista che aveva visto, ma la seconda occasione gliela volevo dare perché alla fine con tutti i soldi che l’avevo pagata, un po' avevo cominciato ad amarla e per questo motivo l’avevo picchiata ancora più forte.

-Basta ti prego! Non fare pazzo!

No Alina, non “faccio pazzo”, faccio quello che devo. Mio padre me l’ha insegnato, allo stesso modo con cui io lo sto insegnando a te perché anche io avevo visto. Mi aveva fatto sanguinare dalla schiena e dalle cosce, giusto le chiappe mi aveva salvato perché non voleva essere costretto a toccarmi il culo per mettermi bende e cerotti.

Ero suo figlio, cristo santo, ero un uomo.

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