Buongiorno, glicine in fiore.
Mi manchi,
mia dea serena e limpida,
fonte guizzante di energia.
Sei il volubile teatro delle nuvole,
sei la patria del vento e del sole.
Sto nel cerchio carnale
dei tuoi amplessi eterici
e succhio pianto e gioia
dai tuoi candidi seni.
Mi manchi,
dolente capriccio
e bianco mistero d’armonia.
Eppure son qui,
a brucare sui manti eburnei
delle tue virginee rive.
Son qui, battuto dall’onda molle
dei tuoi alti venti siderali...
Mi manchi,
mia carne scissa da me,
nascosta chissà dove.
Amo il tuo sorriso giovane
e l’aria sbarazzina,
la frivola criniera
su quel tuo sguardo vivo.
Prendo i tuoi fianchi argentei
ed il roseo grappolo dei seni.
Affondo nel pube angelico
rapito da promesse astrali.
Legarsi e sciogliersi,
ecco il gioco dell’amore.
Amarti è perderti,
è scoprirti tua, non mia.
E resto qui, chiuso nel giro
delle mie ossa.
Non so tendermi
verso il tuo essere infinito.
Mi sfibro a guardarti.
Non faccio che sfiorare
con un dito lieve
le tue fattezze morbide,
impotente di fronte all’amore
che trascende i confini.

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