Mi trasportava il vento di un respiro
coi gabbiani a meditare silenzi su una riva,
dove selvaggio il vento rompe l‟onda
e la spuma salmastra imperla la scogliera.
Si sposa il cielo all‟orizzonte con il mare
in un sogno che confonde nella sera
le luci umane delle barche alla ventura
con le stelle di Dio sparse nell‟aria.
Il mio pensiero indugia, in questa sfera,
a cercar sensazioni e spazi di memoria
che in altri tempi e luoghi trovano dimora.
L‟eco di voci care sembra di sentire,
di stagioni lontane, languide e offuscate,
momenti perduti paiono tornare
nell‟estasi del cielo che sospira sul mare.
Mi riporta, leggera, la brezza della sera,
un profumo di more e di fiori d‟estate,
che ricorda il sapore di quei primi baci
rubati, nel chiarore delle stelle discrete,
ai quindici anni di due labbra vellutate.
Dov‟è il tempo e lo spazio consumato,
in cui evanescenti si sono dileguati
sogni e illusioni di una vita intera,
svaniti nell‟aria come gli spruzzi salmastri
che si dissolvono frangendo la scogliera.
Nell‟universo va la nostra storia
dove lo spazio non conosce frontiera
e nell‟eterno il tempo smarrisce la misura.
La notte dell‟ignoto, oscura di misteri,
confonde la strada e il senso della via
che nel buio profondo inconsciamente migra
e, di ancestrali paure messaggera,
come un arcano sipario schiude il cielo,
ultima luce d‟ogni destino verso l‟infinito.

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